martedì 15 maggio 2012

La distrazione è una forma entropica di dispendio energetico. E genera calore. Occhio allo scioglimento dei ghiacci

neve
Dati empirici confermano che per andare a sciare…siano molto utili gli sci

Non è uno scherzo idiota: sembra proprio tutto vero! L’ho scoperto ieri sera.
Erano in due, qualche week fa e, in due, sono riusciti a generare una tale sequenza di dimenticanze e disguidi che il calore generato da tanta entropia scioglierà i poli nei prossimi mesi (se avete intenzione di aprire una gelateria, è dunque il momento adatto).
In due, non arrivano a 30 anni compiuti. Uno dei due è uno dei personaggi che vive a casa nostra; l’altro è l’amico di sempre, quindi spesso si trasferisce a casa nostra.
Hanno deciso di prendere in prestito un adulto munito di patente che li portasse in montagna a sciare, giusto per godere gli ultimi punti in scadenza dell’esselunga beneficiando di numero 2 skipass. Hanno sottolineato la loro abilità a “cavarsela da soli” praticamente in tutto, fatto salvo la questione della patente.
L’adulto preso in prestito è una mia amica da sempre, molto affidabile ed ha confermato tutto.
Non è leggenda.
È andata più o meno così:
Giorno 1:
Partono dallo chalet diretti ai campi da sci, grazie al “taxi” dalla mia amica.
Arrivati in cima alle piste con la funivia, uno dei due ominidi si accorge di essere…senza sci. Per fortuna il cellulare prende anche da là in cima e la mia amica fa dietro front per andare con l’auto a recuperare gli sci lasciati allo chalet.
Le racchette dell’altro ominide, invece pare che siano rimaste proprio a casa-casa, cioè nel box dell’appartamento dove vivono: sono state infilate nel portabagagli dell’auto sbagliata, già in prima fase di partenza. Per fortuna con il noleggio sci proprio ai piedi delle piste, sono state recuperate anche le racchette.
Dopo aver fatto un po’di slalom…tra le margherite (il tempo folle ha dato soddisfazioni altalenanti con la neve quest’anno), la fame rabbiosa ha il sopravvento e dopo la giornata un po’tormentata i nostri eroi fanno rientro a casa.
Giorno 2:
La mattina per la mia amica è passata nella monotonia di un’unica e costante attività: il raccatto di una lunga lista di oggetti richiesti dagli ominidi; tutto sempre in punta di gentilezza: “per favore”, “grazie”, “non c’è di che”, “prego”…; tanta gentilezza probabilmente deve aver confuso un po’le idee perchè la mia amica, nel passaggio di tanti oggetti, non si accorge di prendere una coppia di…due guanti destri. Uno rosso e l’altro blu.
Arrivati alla partenza della funivia, si accorgono di aver lasciato lì, dal giorno 1, i seguenti utensili: n.1 paio di sci, infilati nella neve, davanti al baretto; n. 1 paio di scarponi, mimetizzati sotto due distinti mucchi di neve.
Poi tutto rientra nella normalità, se consideriamo “normale” la scomodità di sciare con due guanti destri.
La serata prevede un’estenuante contrattazione sull’ora esatta su cui puntare la sveglia il giorno seguente, ultimo del lungo week end di vacanza, da “godere pienamente”. L’esito del fragile equilibrio nella lunga e difficile trattativa diplomatica porta a subire il drin della sveglia alle 8.43 esatte.
Giorno 3:
Spenta la sveglia in modo isitintivo e compulsivo alle 8.44, il primo che si è accorto che era ora di abbandonare i morbidi piumini lo ha fatto alle 12.52.
Virtuosamente, alle 13.34 i nostri eroi erano al solito piazzale della funivia.
Salvo una caduta acrobatica di faccia, arando un lungo tratto di pista col naso e lasciando una traccia rossa ceralacca sul bianco della neve, tutto sembra poi filato liscio per il resto del pomeriggio sulle piste.
Al rientro, l’idea era questa: la mia amica e uno degli ominidi avrebbe sistemato tutta l’attrezzatura e qualche valigia già pronta nel portabagagli dell’auto, in previsione del viaggio di ritorno. Nel frattempo l’altro ominide sarebbe andato a prendere il pane e due torte, già ordinate in precedenza; in prossimità del bancone, proprio quando finalmente la coda davanti lasciava uno spiraglio di speranza per l’ordinazione, un neurone si attiva per chiedersi come potesse essere finito in tasca un guanto dell’altro ominide; questo intenso lavoro elettrico di contatto neuronale, fa sì che le torte ordinate rimangano sul bancone. Dopo un breve tragitto verso casa, i due ominidi si incontrano e decidono di tornare insieme dal panettiere per recuperare le torte. In due, questa volta riescono a dimenticare sul bancone del panettiere il pane e il guanto appena trovato misteriosamente in tasca; in compenso sono riusciti a non dimenticare le torte.
Intanto il tempo scorre e le scarpe portate dal calzolaio a riparare il giorno prima sono destinate a rimanere nel negozio del calzolaio, in quanto ormai ha chiuso.
La mia amica, nel mese seguente è andata in giro portando nel suo portabagagli una (una sola!) racchetta del mio ominide e un (uno solo!) guanto da sci, in attesa di incontrarci, prima o poi e restituirmi i poveri resti.
...Ed è tutto tragicamente vero!

Posta un commento